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Paragrafo  1  .  Il fascismo pone le basi  di uno stato autoritario  e

dittatoriale.

     
Superata  la  crisi  determinata dal delitto  Matteotti,  il  fascismo
inizi  la costruzione di un regime totalitario, concentrando tutti  i
poteri  nelle  mani  dell'esecutivo e del suo capo e  sottoponendo  al
proprio   controllo  i  sistemi  sociali.  A  tale  scopo  oper   una
trasformazione  radicale  del  quadro  istituzionale.  Sfruttando   la
flessibilit dello Statuto, cio la possibilit di modifica con  legge
ordinaria,  vennero  sconvolti i rapporti  tra  le  istituzioni  dello
stato,  sino  a sradicare il principio fondamentale della  separazione
tra  i  poteri  legislativo,  esecutivo e  giudiziario.  La  legge  di
modifica dello Statuto del 1848 fu approvata il 24 dicembre del  1925:
il presidente del consiglio divent capo del governo, primo ministro e
segretario  di stato, dotato della facolt di nominare  e  revocare  i
ministri  e  del  diritto  di decidere le questioni  da  discutere  in
parlamento;  a questo veniva tolto il controllo sul governo,  che  era
responsabile  solo  nei confronti del sovrano  ed  aveva  ampi  poteri
legislativi.
     Sconvolti  a  suo  vantaggio i rapporti istituzionali,  Mussolini
pot   agevolmente  procedere  all'eliminazione  di  ogni   forma   di
partecipazione democratica. Con due successive disposizioni di  legge,
nel  febbraio e nel settembre del 1926, venne disposta la sostituzione
dei  sindaci e dei consigli comunali eletti dal popolo con podest  di
nomina regia e con consiglieri designati dai prefetti.
     Il  3  ottobre  1925,  la Confindustria e  la  federazione  delle
corporazioni sindacali fasciste sottoscrissero il cosiddetto  "accordo
di  palazzo Vidoni", con il quale si riconoscevano reciprocamente come
uniche rappresentanti degli industriali e dei lavoratori. Il sindacato
fascista   otteneva   cos  l'esclusivit  nella  rappresentanza   dei
lavoratori industriali. Il 3 aprile del 1926 fu varata una legge sulla
disciplina  giuridica dei rapporti di lavoro, con la  quale,  oltre  a
ribadire i termini dell'accordo del 3 ottobre, fu stabilito il divieto
di  sciopero e di serrata e venne istituita la magistratura del lavoro
per  la composizione delle vertenze sui contratti nazionali. La CIL  e
la CGdL, anche se formalmente
     
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     potevano  continuare ad esistere come associazioni  di  mestiere,
prive   di   qualsiasi  riconoscimento  giuridico  e  sistematicamente
ostacolate  nelle  loro iniziative, si sciolsero  rispettivamente  nel
1926 e nel 1927.
     Dopo aver eliminato ogni forma di partecipazione democratica,  il
regime pens a regolare i conti con l'opposizione. I principali organi
di  stampa  antifascisti  furono colpiti  da  censure,  sospensioni  e
sequestri,  oppure  costretti a diventare strumento  della  propaganda
fascista.   Moltissimi  esponenti  comunisti  e   socialisti   vennero
arrestati e incarcerati; ma vittime della violenza furono anche  molti
popolari  e  liberali antifascisti. Giovanni Amendola,  selvaggiamente
aggredito a Montecatini nel luglio del 1925, mor l'anno seguente  per
le conseguenze delle percosse.
     Negli   ultimi  mesi  del  1926  alcuni  attentati  a   Mussolini
provocarono  una  intensificazione  della  violenza  ed  offrirono  al
governo  l'occasione  per  emanare una serie  di  misure  liberticide.
Vennero annullati tutti i passaporti e stabilite pene severissime  per
l'espatrio   clandestino;  furono  dichiarati  decaduti   i   deputati
aventiniani; vennero soppressi i giornali antifascisti e sciolti tutti
i  partiti ad eccezione di quello fascista; venne reintrodotta la pena
di morte per gli attentati alla vita del re e del capo del governo; fu
istituito  il confino di polizia, ossia la deportazione e l'isolamento
degli  oppositori, su decisione delle autorit di polizia, anche sulla
base  del  solo sospetto e senza nessuna possibilit di difesa.  Venne
quindi  istituito  il  tribunale speciale per la difesa  dello  stato,
formato  da  cinque membri provenienti dalla MVSN, che  giudicava  con
procedura  sommaria  e senza possibilit di ricorso  gli  imputati  di
reati  politici;  ad esso fu affiancata una speciale polizia  segreta,
detta    organizzazione   per   la   vigilanza   e   la    repressione
dell'antifascismo (OVRA).
